Dimissioni dei neogenitori: a Milano il 76% sono donne
Nell'area metropolitana di Milano 7.042 delle 9.212 convalide di dimissioni dei neogenitori nel 2025 riguardano donne: il 76%, sopra la media nazionale.
Cura e lavoro restano un binomio irrisolto, e nell’area milanese lo squilibrio è più marcato che nel resto del Paese. Lo dicono i dati sulle dimissioni volontarie dei neogenitori nel 2025, diffusi dalla Città Metropolitana di Milano: su 9.212 convalide registrate nel territorio metropolitano, 7.042 riguardano donne, pari al 76%.
Milano pesa per oltre il 15% del dato nazionale
A livello italiano le convalide sono state 50.770, di cui 40.628 relative a donne: il 68%. La sola area metropolitana di Milano rappresenta più del 15% del totale nazionale delle convalide — un peso che riflette le dimensioni del mercato del lavoro locale, ma che rende il divario milanese (76% contro 68%) tutt’altro che marginale.
Perché ci si dimette: due storie diverse
I motivi cambiano radicalmente a seconda del genere di chi lascia il posto. Per le donne dell’area metropolitana il primo fattore è l’assenza di servizi (40,4%), seguito dalle difficoltà connesse al lavoro, cioè dall’impossibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro (33,7%).
Per gli uomini il quadro si ribalta: quasi il 65% dei padri che si dimette lo fa per il passaggio a un’altra azienda. Per loro, in altre parole, la paternità coincide più spesso con un avanzamento di carriera che con una rinuncia.
Cos’è la convalida delle dimissioni
Il dato non arriva da un sondaggio ma da una procedura obbligatoria. Le dimissioni presentate dai genitori entro i primi tre anni di vita del bambino devono essere convalidate dall’Ispettorato territoriale del lavoro (art. 55 del D.Lgs. 151/2001, il Testo unico su maternità e paternità). È una tutela nata per impedire le dimissioni forzate: un funzionario verifica che la scelta sia genuina e ne registra la motivazione. Proprio per questo le convalide sono una fotografia insolitamente affidabile di chi esce dal lavoro dopo la nascita di un figlio — e del perché.
«Il carico di cura è mal ripartito»
Per la Consigliera di parità della Città metropolitana di Milano, Barbara Peres, i numeri raccontano un problema di ripartizione: «È evidente che il carico di cura dei bebè sia tuttora molto mal ripartito, con un peso importante che impatta notevolmente sulle vite e le carriere delle donne. Se l’allattamento al seno è evidentemente una prerogativa del tutto femminile, l’allattamento artificiale e il resto del carico di cura potrebbero essere ripartiti equamente tra mamme e papà».
A fare la differenza, sostiene Peres, è anzitutto la disparità normativa: cinque mesi di astensione obbligatoria per le madri contro dieci giorni per i padri, questi ultimi peraltro «senza tutele sanzionatorie». Se i due periodi fossero equiparati, «cambierebbe profondamente tutto il mondo del lavoro, ci sarebbero molte più possibilità per le donne di “giocarsela alla pari”». E sulla denatalità: «Forse la soluzione è mettere le persone nella condizione di poter fare serenamente i genitori senza dover necessariamente rinunciare alle proprie aspirazioni professionali».
La Consigliera di parità è la figura istituzionale che vigila sulle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro del territorio. La stessa Peres era intervenuta anche sul report della Città metropolitana su sport e parità di genere; sul tema della rappresentanza femminile a Milano avevamo raccontato le celebrazioni per gli 80 anni del voto alle donne.